Logo e brand identity: perché cambiare non è sempre una buona idea

Quando il nuovo è più obsoleto del vecchio - breve storia triste.

Quando il nuovo è più obsoleto del vecchio – breve storia triste.

Molti anni fa, all’inizio del mio percorso da designer freelancer, mi fu commissionato un logo da un cliente nell’ambito della ristorazione. Ho sempre proposto almeno una visual identity o una brand identity piuttosto che un logo svincolato da qualsiasi sistema. Per quanto ben progettato, il logo rimane sempre e solo un elemento di un sistema identitario più ampio, ed utilizzarlo in maniera “libera” senza tenere conto di come si vuole comunicare dal punto di vista visivo, è una pratica da scoraggiare. Il committente, con mio piacere, decise di acquistare tutto il pacchetto da me offerto, lasciandosi consigliare su come muoversi.

A prescindere dal budget messo sul tavolo, posso dire che il progetto aveva una sua dignità e un suo valore. Feci veramente tante esplorazioni per la progettazione del logo: molti schizzi a mano che ho conservato per avere traccia del procedimento che mi ha portato al risultato finale. Ricordo i ragionamenti fatti con il cliente sia sulle sue aspettative e voglia di cambiare marcia come “brand”, sia sulle questioni più tecniche come i typeface da adottare, sulla palette colori, su eventuali slogan e modi di comunicare, sullo stile delle foto da pubblicare su sito e social etc. Alla fine, la visual identity che avevo progettato calzava a pennello con l’attività e da quanto potei rscontrare, riscosse successo. Riconosco il valore di quel progetto a distanza di anni.

Ma arriviamo alla “sconfitta”. Di recente c’è stato un cambio di proprietà dell’attività che ha portato i nuovi titolari a scegliere un nuovo logo da “impiantare” nel sistema identitario collaudato da anni, di fatto distruggendo tutto il mio lavoro, e a mio parere anche una costola del brand collegato al ristorante. A giudicare dalla nuova forma del logo, ho motivo di credere che non ci sia stata nessuna considerazione o progettazione e che semplicemente sia stata assecondata la necessità di rendere noto il passaggio di proprietà.

La mia piccola delusione o sconfitta sta nel constatare che purtroppo c’è una mancanza di sensibilità nei confronti della qualità di un progetto, nelle idee fondamentali e nelle strategie che portano a determinate decisioni grafiche ed estetiche. Ci sono inoltre una totale assenza di lungimiranza per quanto riguarda la scelta di cambiare e mancanza di attenzione verso l’identità ormai consolidata di un’attività e di un brand.

Oltre a tutte le considerazioni fatte, io come professionista sento veramente “miei” i progetti a cui mi dedico. Consiglio sempre il meglio e cerco di essere una guida, più che un designer, per chi desidera collaborare con me. Quindi, veder finire così un progetto che poteva durare altri venti anni, fa sempre un po’ dispiacere 🥲

Qui sotto, alcune immagini relative al mio progetto e alla fine il “nuovo” logo.

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